Le orecchie tappate della burocrazia.

cucirsi la bocca è anche un atto di protestaUna immigrata detenuta nel centro di espulsione (Cie) di Bologna chiede asilo politico all’Italia. Chissà quanto ha subito nel suo Paese d’origine. Non viene ascoltata: permesso respinto. Per protesta si cuce la bocca. La portano in ospedale, dove i dottori constatano che è capace di intendere e di volere. La donna viene rispedita nel centro di espulsione. Chiede di incontrare un magistrato. Fa di tutto per poter parlare, dire la sua. Non si può. La burocrazia prevede che la richiesta venga prima inoltrata all’ufficio immigrazione.

Poi, foooorse, un giorno potrà parlare (chissà se prima o dopo l’espulsione), e foooooooorse verrà anche ascoltata.

La direttrice del Cie dichiara: Tutti sono liberi di protestare ma stiamo cercando di convincerla a intraprendere altre strade, come ad esempio il ricorso rispetto al rigetto della sua domanda di asilo politico.

Storia emblematica. A prima vista sembrerebbe che la causa di questa incomunicabilità sia la bocca cucita della giovane immigrata. E tutti le dicono se vuoi parlare lascia che ti venga prima scucita la bocca. Ma, a guardar bene, sarebbe del tutto inutile. La donna con la bocca cucita sta cercando di parlare a qualcuno che non può sentirla: ha le orecchie tappate dalle scartoffie della burocrazia italiana.

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Una Risposta

  1. Sono già trascorsi otto giorni e la tunisina di 34 anni continua a tenere la bocca cucita. Non beve e non mangia. Se l’è cucita con ago e filo in tre punti.
    Quel benedetto asilo politico speriamo che arrivi presto, altrimenti l’insensibilità di chi le sta vicino aumenta e lei ci rimette la salute.
    Nello stesso centro, un mese fa, sono bruciate alcune camere da letto. La stessa cosa è successa lunedì scorso, cinque camere sono andate a fuoco completamente, prima che si potesse intervenire, perchè chi ha dato fuoco, ha accuratamente chiuso tutto ed ha distratto i presenti improvvisando un gara di calcetto.
    Non è un bel posto, io lo vedo, da fuori, passando lungo la statale che porta a Ravenna. Ha muri alti simili a quelli di una prigione ed è gestito dal fratello dell’onorevole Giovanardi.
    Non mi ispira fiducia per niente.
    Ciao ippaso.

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