Il criterio di compattazione

Treno. Pomeriggio. Tu sali alla stazione di nascita. Il treno è semideserto. Si riempirà, come sempre, alla stazione successiva, una manciata di minuti dopo la partenza.
Scegli la carrozza, con aria condizionata non sparata a palla. Ti guardi attorno. Ci sono i classici sedili posti a gruppi di 4. Molti ancora vuoti, ci sono ancora pochi passeggeri.

Ora, d’abitudine il passeggero tipo sceglie di sedersi lontano dagli altri, in un luogo isolato. Funziona esattamente come l’espansione libera dei gas: Joule (mi pare) notò che un gas, in uno spazio vuoto, si espande fino ad occupare il maggiore volume possibile (in modo cioè che le molecole siano lontane le une dalle altre). L’uomo sul treno si comporta da molecola di gas. Ed è un comportamento estremamente stupido. Ecco le varie ragioni:

1) Fra cinque minuti il treno si fermerà alla stazione successiva, si riempirà, e sicuramente qualcuno si metterà vicino a te.
2) Avevi la possibilità di scegliere tu il tuo vicino ideale (uno discreto, un chiacchierone, una bella ragazza, uno straniero in gita, …) ed hai rinunciato.
3) Per colpa di questo modo di fare molti non troveranno i desiderati posti isolati e preferiranno restare in piedi (stesso discorso per i gruppetti di amici che cercano posti vicini). Così solo la metà dei sedili sono occupati, eppure c’è gente in piedi.

Non so quale sia la ragione di fondo di questo comportamento. Non credo che tu voglia davvero startene da solo. Più che altro credo che tu abbia solo paura che sedendoti accanto a qualcuno, questo possa pensare di te chissà che cosa (ecco un altro scocciatore, ma perché proprio qua, guarda quanto posto c’è ancora!). Paura dell’opinione dell’altro insomma, insicurezza.

Il criterio di compattazione è un criterio sociale di scelta del posto. Sedendoti accanto ad un altro passeggero crei più posto libero e intanto entri in contatto positivo con chi ti circonda.

Erri De Luca raccontò in una intervista che fino a trent’anni fa chi si metteva a leggere sul treno era considerato dai compagni di viaggio un traditore, uno che calpestava il sentimento comune di humanitas per chiudersi dentro un mondo privato. Per non parlare di quelli che sul treno o per strada stanno tutto il tempo con l’MP3 nelle orecchie. La morte della humanitas. La strada, lo spostamento, il viaggio, deve essere un momento di comunione, di sintonia con il mondo. E invece ci si rifugia in se stessi, nelle cose che abbiamo già battezzato come “belle”: i libri che noi abbiamo scelto, la musica che a noi piace, … dimenticando di andarla a cercare laffuori nel mondo, la bellezza.

Io questa intervista di De Luca la lessi sul treno, ironia della sorte. E’ stato quasi traumatico. Ho chiuso la rivista, mi son guardato intorno, e ho notato tante  facce che prima non avevo manco messo a fuoco.

Buon viaggio.

Annunci

14 Risposte

  1. E’ successo anche a me di isolarmi in un treno semivuoto. Ora che mi ci fai pensare forse mi sono pure lasciata scappare anche delle “buone occasioni”.
    Ciao ippaso.

  2. la non applicazione del criterio di compattazione a chi, come me, vive/viaggia/va al ristorante/cinema/teatro da solo/a porta incredibili vantaggi …
    mi è capitato di avere posti liberi a destra e sinistra, dove appoggiare di tutto, in cinema stracolmi … pare che nessuno vada al cinema solo , e non ho (credo) l’epressione di una a cui puoi chiedere ” scusi si sposta”
    in treno/aereo/nave ho viaggiato stendendomi comodamente più o meno nelle stesse condizioni
    al ristorante ho comodi tavoli per almeno4 persone tutti per me
    in cambio, se qualcuno mi piace, ho la possibilità di invitarlo a sedersi vicino … cosa che mi piace almeno quanto arrivare in un ristorane strapieno e chiedere di sedermi ad un tavolo già parzialmente occupato … è una cosa che spiazza tanto che nessuno ha il coraggio di dire “no guardi non vogliamo estranei al tavolo”
    … e un altro vantaggio è che puoi osservare le “particelle di gas ben separate” una per una, studiarle a fondo …perchè più ci si isola più si risulta identificabili, soprattutto se lo si fa per “paura”
    con il che, la non applicazione del criterio di compattazione è una manna anche per ladri, truffatori … e “imprenditori di Arcore” ( ma questa è …un’altra storia)

    • Assolutamente d’accordo con l’ultima cosa detta.
      L’applicazione del criterio serebbe utile anche in casa…
      cià.

    • Come dice pal9 il collegamento che hai fatto tra la non-compattazione delle persone e gli imprenditori di Arcore è davvero affascinante.

      @pal9:
      come lo applicheresti in casa il criterio?

  3. Lo applicherei elimindo la televisione innanzitutto.
    Magari una volta poteva servire a qualcosa quando rai3 era ancora un canale decente. adesso a parte blob e fuori orario non trovi più nulla.
    E poi anche il pc è abbastanza dannoso. Secondo me siamo così incapaci di reagire a quello che ci succede in giro a causa di questi due strumenti.
    Io la tele non la seguo quasi mai anche perchè non trovo nulla di decente. il pc invece mi attrae molto. sarebbe bello farne a meno.
    una scena che mi da fastidissimo è in casa, a cena, tele accesa, famiglia in silenzio a guardare il nulla. Che schifo!
    sciàààà

  4. si potrebbe guardare a tele insieme commentando quel che si vede … arrivando “perfino” a parlare di quel che “va in onda” nei nostri cervelli …
    la “macchine” son macchine … cose, ne buone nè cattive … è come le si usa che le trasforma ora in strumenti di aggregazione ora in armi di distruzione di massa …

  5. pal9: me lo son guardato, e non cambia il mio punto di vista, ma forse perchè a suo tempo mio padre mi insegnò che le parole degli altri, tutte le parole, di tutti gli altri, quale che fosse il loro ruolo, avrei dovuto ascoltarle tenendo sempre ben allerta il dubbio
    non necessariamente gli altri mentono, sono in male fede, vogliono condizionarti etc etc … ma siamo tutti uguali tra uguali, tutti soggetti all’errore (in buona o mala fede)
    può sbagliare diagnosi un luminare della medicina e può capire che male hai un analfabeta meno sicuro di sè ma più attendo all’altro …
    con il che la televisione io la guardo il tempo di ascoltare 4/5 Tg, magari anche esteri, poche trasmissioni come Report, Doc3, C’era una volta …e cose così, la spengo se sono in compagnia, salvo condividere il piacere di commentare una notizia …
    ma la TV è solo “gente che parla” …come al bar o sull’autobus … solo bar e autobus molto grandi, che possono portarti ed essere ovunque
    se la sai guardare non condiziona e non “mette soggezione” …
    in fondo Pasolini era un poeta, e parlava di un mezzo ancora abbastanza nuovo, che forse molti guardavano ancora con troppa ingenuità … o senza aver avuto la fortuna di avere un padre come il mio
    saluti

    • senzacredercitroppo e pal9, mi avete fatto tornare alla mente un bellissimo scritto che proponeva la discussione tra due dei maggiori scrittori italiani del ‘900 proprio su questo tema. E presentavano circa le vostre due posizioni.
      Non anticipo ancora nulla, ma appena posso pubblico un post.

      Voglio solo aggiungere che avete espresso le mie due idee in antitesi che ho nella testa in modo incredibile. Non avrei mai potuto fare meglio e di questo vi ringrazio.

      Cacchio, ora sono orgoglioso di avere le chiavi di questo blog!

    • Infatti Pasolini dice che ci sono le varie eccezioni ma che comunque rimane in un situazione di inferiorità tra chi guarda la tv e chi l’ascolta. le parole cadono dall’alto. Come a scuola nelle superioni in cui c’è la cattedra rialzata. non è brutto?

  6. Pal9: premesso, caso mai servisse, ma mi pare che ci si confronti bene e senza competizione da ste parti, che ognuno arriverà a costruire in sè l’atteggimento migliore da tenere davanti alla TV (e non solo), io insisto sulla cosa che mi insegnò mio padre prima che dovessi affrontare il primo giorno di scuola: non c’è scalino che renda qualcuno più alto, la “statura” delle persone non si misura in centimetri, in abiti, o in incarichi in qual si voglia modo ottenuti, nè il fatto che qualcuno non occupi una determinata posizione significa che non potrebbe farlo, forse ha solo fatto scelte o percorsi diversi
    io avrei deciso di non fare mai post “personali”, ma magari uno di sti giorni ne faccio uno su questo argomento
    in ogni caso, io davanti alle “cattedre sulla pedana rialzata” mi son sempre sentita una persona davanti ad una persona, escludendo dal campo visivo qualunque altro ammenicolo
    a volte le persone son scese dalla pedana, a volte son salita sulla loro pedana, a volte siam rimasti ognuno al suo posto, sentendoci due persone con uguali diritti e idee diverse
    (fa troppo caldo per stare più di 5 minuti seduti al pc, mi sudano perfino le idee)
    un saluto

    • Non avevo visto questo commento!!!
      Assolutamente d’accordo!
      Ma tu sei tu. Non ti fai infuenzare. Brava.
      E chi non ce la fa?
      Lo scalino rimane e le parole ancora cadono dall’alto.
      Se il professore non scende?
      Queste cose rimangono. è raro trovare le eccezioni purtroppo.

  7. […] residuo inconscio ma potentissimo del classico horror vacui. Non approfondisco perché vi ho già smarronato su alcuni di questi aspetti, mentre altri, che io trovo molto interessanti, mi restano ancora sfocati nella […]

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: