Le frontiere. Post lungo su Lega, pena di morte, Sakineh, Teresa Lewis, Cina e tutto quello che mi passa per la testa.

Stavolta i romani sono porci, mentre l’altra volta toccò ai napoletani (vi ricorderete senti che puzza scappano anche i cani…). La Lega insulta, schifa, snobba. Ma ricordando le parole di Bellavista, anche loro sono i meridionali di qualcuno. Si è sempre i meridionali di qualcuno.

In questo caso gli italiani sono i meridionali degli svizzeri. Lì la destra e la lega creano slogan contro italiani e rumeni. E gli italiani in questione sono di solito del nord. Il ratto Fabrizio è di Verbania, mentre Giulio (che ricorda un po’ il ministro Tremonti, con tanto di scudo fiscale) viene dalla Lombardia; Padania insomma.

Nella fotogallery de LaStampa potete ammirare la campagna anti-italiani. Gli italiani sono dei ratti da eliminare. Viene anche usato il termine “derattizzare”.

E poi arriva la noja: i politici italiani e le loro lamentele, le loro apparizioni televisive con interviste prestabilite, e i loro blablabla sulla questione. Sempre dimenticandosi di essere un perfetto specchio di tutto ciò che stanno biasimando. Opposti apparentemente, ma identici nei movimenti, nelle parole, nei gesti. Tralascio tutto.

L’altra questione internazionale scottante sembra essere la cinesizzazione del mondo. L’Europa, per quanto sbraiti contro la merce lowcost cinese, sembra non poterne più fare a meno. Per quanto questa merce spesso puzzi di sfruttamento, lavoro minorile, veleno, inquinamento, morti bianche (e poi spiegatemi perché bianche), non se ne può fare a meno. Una volta che ti rendi conto che produrre lì ti costa 1 e qui 10, non riesci più a tornare indietro. Ormai il tuo baricentro è troppo in avanti e se tenti di frenare, di cambiare rotta, finisci a terra, fallisci.

E così le frontiere non sono mai state nella storia dell’Uomo così tanto aperte alle merci e contemporaneamente non sono mai state così tanto chiuse per gli uomini. I nostri confini vengono attraversati ogni giorno da ogni mercanzia immaginabile, incluse le mine antiuomo (in uscita) e le mozzarelle blu (in entrata), ma storciamo il naso quando a voler passare di lì è una famiglia che cerca una terra da abitare. Assurdo.

E poi i confini vengono attraversati anche dalle culture. Negli anni ’40 gli americani portarono in Italia la loro cultura. Lo fecero attraverso le pubblicità, i marchi, e la CocaCola. E non tutto è da buttare. Ad esempio la laicizzazione della società è in piccola parte anche merito loro. Adesso invece sembriamo tutti più impermeabili. Non capiamo una parola di arabo sebbene ormai lo ascoltiamo ogni giorno per strada nei tram in metrò. Rimaniamo interdetti quando qualcuno ci dice vengo dalla Palestina e ci si accorge che cercando con la mente su un Atlante immaginario cazzo non c’è da nessuna parte questa Palestina. E con altrettanto insuccesso tentiamo di far viaggiare la cultura anche nell’altro verso, in uscita. Ci stiamo tentando, troppo timidamente, per salvare Sakineh. Dico troppo timidamente perché l’impressione è che lo si faccia solo per dovere di facciata, ma senza crederci per davvero; dichiariamo a qualche emittente televisiva che siamo contrari, facciamo una foto sorridente davanti a uno striscione, e siamo apposto così. Noi diciamo che non si può uccidere una donna solo perché forse adultera. E vabbé, rispondono loro, allora la condanniamo per omicidio. Che cazzo rispondi ora? Quando anche dalla nostra parte l’omicidio merita la pena di morte? Noi urliamo non uccidete Sakineh e loro ci indicano i nostri alleati americani che stanno per eseguire una condanna a morte nei confronti di una donna incapace di intendere e di volere. Che cazzo rispondi ora?

Noi ce ne laviamo come sempre le mani pensando che si ammazzino pure tra di loro, fingendo di essere diversi, fingendo che da noi la pena di morte è da tutti deprecata, che la donna non rischia simili trattamenti (e ci dimentichiamo che fino a poco più di 40 anni fa l’adulterio femminile era reato anche da noi), fingendo che qui vige la democrazia, il rispetto, la cultura quella vera, che la gente non è manipolabile dal primo gruppo di talebani urlanti che appare in televisione, che la vita di un operaio vale quanto quella di un ministro, che noi li accogliamo sono loro che non si vogliono integrare. A volte addirittura ci appigliamo alle frontiere, anche quando non ha senso. Ad esempio le invochiamo quando chiediamo di rispedire gli zingari, ma solo quelli che rubano, al loro Paese. Ma qual è il loro Paese? Da sempre ci sono zingari in Italia. Da sempre. Quindi è logico pensare che molti considerino l’Italia la loro Patria, e che lo sia per davvero. Ma allora, oltre quali confini vogliamo spedirli?

Vedete che allora le frontiere non sono solo quelle politiche. I confini li creiamo anche noi di volta in volta. Per renderci irraggiungibili anche da chi vive a pochi metri di distanza.

E poi spesso chi tra di noi si rende conto di tutto ciò se ne lava le mani, assicurando che sia tutta colpa di queste dannate frontiere, e fingendo di non sapere che siamo noi stessi a crearle di volta in volta, e che se solo lo volessimo tutti assieme, in un istante sparirebbero tutte quante dalla faccia della Terra.

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9 Risposte

  1. “Si è sempre i meridionali di qualcuno.” Verissimo. ma c’è di più: non solo noi siamo i meridionali di Germania, Francia, Svizzera, da un certo punto di vista anche dell’UK (anche se lì non ci si filano più di tanto da quel poco che ho visto). Il problema è che oltre ad essere geograficamente meridionali siamo anche assurdamente cretini, la gente ascolta quello che diciamo, vede come ci comportiamo e ride. E ci disprezza.
    E ha ragione. Avendo vissuto in Germania, Francia e Svizzera ci si rende conto che si può fare una fila senza passare davanti a tutti i costi, che ci si può fermare al semaforo quando è rosso, che si può vivere in una comunità facendone parte e non remando ognuno per conto proprio.
    noi italiani oltre che terroni d’Europa siamo anche, come dice Zucconi, una sorta di adolescenti cretini, sbruffoni, maleducati e egocentrici.
    sai una cosa? Quando sento gli italiani in svizzera che dopo 20 anni qui si sono comprati due case al paesello natio, una enorme in pieno centro e ‘altra grande sul mare, e poi si lamentano che la svizzera fa schifo e che era meglio se restavano in Italia a me viene da pensare che gli svizzeri hanno anche un po’ ragione…..

    • Eheh!
      Credo che tu ti trovi benissimo all’estero. Dico bene? Io ho sempre apprezzato quel poco (molto poco) che ho visto fuori, Svizzera, Francia, … ma poi la sensazione finale è che alla fine siamo tutti sulla stessa barca.
      In modo più o meno accentuato, e presentandosi in modo diverso, i problemi e le questioni sociali, sono sempre gli stessi.
      Solo che in Italia, chissà perché, sembra tutto più scalmanato e più complicato.

      Un saluto,
      Ippaso

  2. si, mi trovo bene all’estero, perché è assolutamente vero che siamo tutti sulla stessa barca, però è altrettanto vero che ci sono posti in cui l’organizzazione della vita è più semplice, e soprattutto dove esiste ancora una pressione sociale che scoraggia determinati comportamenti incivili. Secondo me da noi manca proprio questo, delle regole del vivere comune seguite dalla maggior parte della popolazione. E quando ti abitui all’estero è dura poi tornare 😉

  3. Spero di non deludervi, ma sinceramente per quel poco che sono stata all’estero, ogni volta che torno in Italia, mi si apre il cuore.
    La mia gente, i rumori, il chiasso, le file, chi fa il furbo e salta la fila, la cordialità dei miei vicini, la bellezza del “mio” paesaggio, le canzoni, i fiori ed i profumi. Tutto mi rallegra nel tornare.
    Non vorrei vivere da nessuna altra parte, la perfezione degli svizzeri, mi annoia, la supponenza dei francesi mi fa venire la mosca al naso, l’odore di sudore degli olandesi non è piacevole, i tedeschi li conosco poco, ma forse sono troppo tedeschi.
    Mi piace vivere qui, solo che mi piace poco questo governo, ma c’è speranza di cambiarlo, e forse si può cambiare, mica è una montagna.
    Ciao ippaso.
    🙂

  4. c’è questa napoletana che vive a roma. l’ho conosciuta che era appena tornata da un viaggio a parigi. mi fa “oh non hai idea! lì nella metro tutti timbrano il biglietto, anche se non li controlla nessuno! ma se nessuno ti controlla, che cazzo tibri a fare? cose da matti.”
    cose da matti.

    • minimetal, ho visto che hai riaperto di nuovo il blog. sono molto contento. complimenti e buon divertimento!

      A Parigi fanno tutti il biglietto? Che gente strana che c’è… lassù! 😀

  5. Bellissimo articolo!
    Complimentoni Ippy!

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