Il direttore Whedon

Saper vedere ogni aspetto d’ogni problema,
dar ragione a tutti, essere tutto, non essere nulla a lungo;
pervertire la verità, strumentalizzarla,
sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
per bassi scopi, per fini astuti,
indossare una maschera come gli attori greci –
il tuo quotidiano di otto pagine – dietro cui ti nascondi,
strillando nel megafono dei caratteri cubitali:
“Sono io il gigante.”
E quindi vivere anche la vita di un ladruncolo,
avvelenato dalle parole anonime
di un’amica segreta.
Per danaro insabbiare uno scandalo
o divulgarlo ai quattro venti per vendetta,
o per vendere il giornale,
distruggendo reputazioni, o corpi, se necessario,
vincere a ogni costo, salvo la vita.
Gloriarsi di un potere demoniaco, minare la civiltà,
come un ragazzo paranoico mette un tronco sulle rotaie
e fa deragliare il rapido.
Essere un direttore, com’ero io.

Un libro che mi piace molto è l’Antologia di Spoon River. Scritto da Edgar Lee Master consiste in una raccolta di epitaffi poetici incisi sulle lapidi del cimitero di Spoon River… dalle anime dei defunti stessi. L’epitaffio che vi ho proposto qui non è certo il mio preferito, ma mi ha colpito per… vabbuò avrete già colto le affinità con certe storie italiane. Credo che presto scriverò un post almeno su questa Antologia, quindi rimando ad un futuro prossimo tutte le cose che vorrei aggiungere a proposito.

Siccome le vite di Spoon River si intrecciano e si richiamano da un epitaffio all’altro, ho perso anche un po’ di tempo a ricostruire la vita di Whedon attraverso le altre storie. In particolare sono stato colpito dall’amarezza di E.C. Culbertson, che lottò tutta una vita per la costruzione del Nuovo Tribunale.

E’ vero, Spoon River,
che nell’atrio del Nuovo Tribunale
c’è una targa in bronzo
con i volti in rilievo
del direttore Whedon e di Thomas Rhodes?

E vuole la legge del Regno di questo Mondo
che chi dapprima ostacoli una buona opera
se ne impadronisca e la usurpi,
poi che è posata la prima pietra,
e si erigono le statue commemorative.

Amarezza che si legge anche tra le parole di Daisy Fraser, prostituta che mette a confronto la propria onestà (addirittura sempre versando anche i soldi per il fondo scolastico) con la corruzione di Whedon e di altri figuri poco onesti. Altri riferimenti a Whedon anche tra le parole di Adam Weirauch, andato in rovina a causa dei loschi affari del direttore, e del becchiino Jeduthan Hawley. Non ho riconosciuto tra le lapidi l’amica anonima di Whedon. Sarà che all’epoca era minorenne… e quindi cammina ancora tra i vivi?

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4 Risposte

  1. Concordo con il post! E mi piace!

    Oggi (e non solo oggi…) occorre riscoprire la dimensione dell’essere umano quale essere operaio, ed operante! Beato sia allora l’Operaio…

    Spero avrai modo di ricambiare la visita sul blog Vongole & Merluzzi dove si parla proprio di questo..

    http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/05/01/beato-sia-loperaio/

  2. Non sarà il tuo epitaffio preferito, quello che hai inserito, ma è talmente vicino a noi questa realtà, che spaventa.
    Mi sa che non siamo un’eccezione, ma la regola di questo mondo occidentale.
    Anche a me piace molto l’Antologia di Spoon River, si può imparare molto dal tempo che fu e dal comportamento delle persone.
    Ciao ippaso, un abbraccio.

    • Vero, è impressionante l’aderenza di queste storie al nostro mondo…

      A me piace molto questa Antologia anche perché una raccolta di epitaffi ti permette anche di andare in ordine sparso. Ogni tanto quando ho due minuti rileggo un paio di pagine a caso…

      Ciao, a presto! 😀

  3. […] recenti ippaso su We all kiss pantiesFrancesco su We all kiss pantiesippaso su Il direttore Whedonsperadisole su Il direttore Whedonlordbad su Il direttore Whedonippaso su Cruciverba […]

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