εγώ, Epicuro

Epicuro credeva che l’Atarassia fosse la via per raggiungere il piacere (Cit. “non alludiamo ai piaceri dei dissoluti o a quelli dell’ebbrezza, …, ma al non aver dolore nel corpo né turbamento dell’anima”). Partendo da una accurata e oggettiva conoscenza del mondo, e soprattutto dallo studio delle scienze naturali, egli mira alla semplice eliminazione di tutti i possibili turbamenti. L’uomo epicureo deve limitarsi a provvedere ai propri bisogni naturali (mangiare, dormire), a soddisfare qualunque eventuale desiderio umano non necessario (chenneso, far sesso, mangiare bene e con abbondanza, bere vino), e ad allontanare i desideri vani (potere, ricchezza, …). Non c’è morale che tenga (se gli dei esistono, sono in una condizione di beatitudine e non si curano delle vicende umane e del nostro comportamento: noi siamo totalmente liberi di vivere come vogliamo!), e non c’è paura a frenarci (i dolori non sono che passeggeri, e il timore per la morte è assolutamente infondato, dal momento che non la possiamo provare – quando lei è arrivata noi non ci siamo più).
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Che sia il fucile a cadere!

Ieri Abu Mazen ha formalmente chiesto all’ONU il riconoscimento dello Stato di Palestina. La Francia ha già suggerito un ingresso del nuovo Stato tra quelli osservatori (come il Vaticano ad esempio).

Durante l’intervento di Abu Mazen la traduttrice (arabo –> inglese) si è commossa tanto da che i tre “BASTA!” pronunciati dal Presidente son risultati in inglese gonfi di lacrime e singhiozzi.

L’interprete è stata sostituita per permettere all’assemblea di proseguire. Non si sono accorti, all’ONU, che quei singhiozzi costituivano la miglior traduzione possibile per le storiche parole che venivano pronunciate.

Il titolo del post richiama il discorso pronunciato negli anni ’70 da Arafat nella stessa sede. Discorso (se ho capito bene) citato ieri da Abu Mazen scatenando i primi attacchi di commozione nella traduttrice:

Vengo con il fucile del combattente della libertà in una mano ed il ramoscello d’olivo nell’altra. Non permettete che il ramoscello d’olivo cada dalla mia mano.