11 settembre (1973)

L’11 settembre 1973 Continua a leggere

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Articolo 1

L’italia è una Repubblica Democratica fondata sul

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Il direttore Whedon

Saper vedere ogni aspetto d’ogni problema,
dar ragione a tutti, essere tutto, non essere nulla a lungo;
pervertire la verità, strumentalizzarla,
sfruttare i grandi sentimenti e le passioni della famiglia umana
per bassi scopi, per fini astuti,
indossare una maschera come gli attori greci –
il tuo quotidiano di otto pagine – dietro cui ti nascondi,
strillando nel megafono dei caratteri cubitali:
“Sono io il gigante.”
E quindi vivere anche la vita di un ladruncolo,
avvelenato dalle parole anonime
di un’amica segreta.
Per danaro insabbiare uno scandalo
o divulgarlo ai quattro venti per vendetta,
o per vendere il giornale,
distruggendo reputazioni, o corpi, se necessario,
vincere a ogni costo, salvo la vita.
Gloriarsi di un potere demoniaco, minare la civiltà,
come un ragazzo paranoico mette un tronco sulle rotaie
e fa deragliare il rapido.
Essere un direttore, com’ero io.

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Il muro

Propongo una poesia scritta da un minatore e poeta tedesco (Kunze) dopo l’abbattimento del Muro di Berlino. Abbattuto il muro e riunitesi due parti di popolo ormai disabituate a stare insieme, si crea uno strano disorientamento. Questa poesia mi piace, perché l’autore non tira in ballo differenze politiche, religiose, culturali o di civiltà (e come potrebbe?): rivela che si tratta solo di abitudine e fiacchezza mentale.


Il muro

Quando l’abbiamo abbattuto non immaginavamo
quanto fosse alto
dentro di noi

C’eravamo abituati
al suo orizzonte

E all’assenza di vento

Alla sua ombra nessuno
gettava ombra

E ora siamo qui
spogli di giustificazioni

Cosa è cambiato?

Una settimana senza informazioni. Cosa è successo nel frattempo? Ora vado sull’ANSA a vedere come è cambiata l’Italia.

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Meglio Topolino!

In nome della virtù
in nome dell’incoscienza
in nome della tivù
in nome dell’indecenza!…

La conoscete quella canzone di Bennato… Ieri sera l’ho ascoltata un paio di volte e poi a letto, nella fase tra veglia e sonno… ho iniziato ad avere quest’incubo:

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La pace può?

Finalmente! Le nostre indiscrezioni di maggio erano fondate: Silvio Berlusconi punta decisamente al Nobel per la Pace… e per rafforzare la sua candidatura i suoi sudditi han pensato di comporre un inno!

L’inno, intitolato La pace può, è cantato da Loriana Lana (autrice del testo) e dal tenore Sergio Panajia, mentre la musica è di un certo Pino di Pietro. Il brano è accompagnato da un videoclip (tutte le rockstar lo fanno) nel quale si vede Silvio con Barack Obama e con i terremotati dell’Abruzzo, mentre li soccorre amorevolmente. Intanto il testo ci ricorda che l’abruzzo di risveglia incredulo ma c’è un Presidente sempre presente… ma mi fermo qui perché non voglio rovinarvi la sorpresa anticipandovi le parti migliori della canzone.

Vi dico solo più che Loriana Lana ha già una brillante carriera alle spalle (e non mi sto riferendo a una posizione sessuale): ha infatti collaborato con nientepopòdimeno che Apicella e Berlusconi stesso con i quali ha firmato il brano Tempo di Rumba.

E ora dotatevi di un fazzoletto e state pronti ad asciugarvi le lacrime: è davvero commovente.

Di seguito trovate l’intera trascrizione del testo.

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