Un paio di scarpe – Van Gogh – 1886 – interpretazione sociale, estetica e sessuale.

Van Gogh ci ha lasciato molti “ritratti” di scarpe. Spesso si trattava di scarpe vecchie, rovinate, afflosciate e sicuramente puzzone.

Quale messaggio ci trasmette la visione di queste? Perché un quadro con un oggetto così comune piace?

1.

Da inguaribile Marxista potrei dire che l’unica cosa che conta è la produzione e la riproduzione della vita reale (Engels). In sostanza il quadro piace perché rappresenta la verità, nell’800 quasi tutte le scarpe europee erano così, vecchie e rovinate. Piace perché è specchio del vero. E quindi ci dice che chi porta queste scarpe non se la passa certo bene. Sono una denuncia sociale queste scarpe. Se il mondo fosse migliore sembra dire l’autore potrei disegnare scarpe più belle.

2.

Ma ora interpreteremo il quadro in maniera estetica. Potrei dire che il quadro è bello, perché i colori son giusti, le pieghe realistiche (un quadro è bello quando sembra vero, la realtà è bella quando sembra un quadro), ma non è sufficiente. La bellezza è soggettiva.

Kant utilizzava la parola sublime per descrivere la bellezza naturale oggettiva. Quando ti trovi di fronte al sublime resti a bocca aperta e pensi inevitabilmente alla condizione umana. Il sublime (un vulcano che erutta ad esempio) ti fa pensare al senso della vita e alla sua insostenibile precarietà. E questo quadro è sublime.

Riflettiamo. Vediamo delle scarpe, vecchie, rovinate. Elemento fondamentale: non sono calzate da nessuno. Probabilmente è sera e le scarpe sono ancora calde e puzzolenti di piedi. La contadina ha lavorato tutto il giorno nei campi e solo ora se l’è tolte.

Ecco: è un oggetto comune nel momento del non utilizzo. Solo ora possiamo distinguerlo dalla sua funzione. Quando le scarpe sono calzate, non ci si rende neanche conto che esistono come oggetto in sé.

Ma ora, spoglie del proprio ruolo, le possiamo osservare in tutta la loro miseria. Probabilmente verranno sfruttate ancora un po’ per poi essere buttate via. Succede così ad ogni cosa che ci appartiene: la teniamo finché serve, poi quando si rompe o ci stufa, la buttiamo. Tutte le cose seguono questo percorso.

Ed assomiglia tanto alla parabola umana. Ecco il nocciolo: il quadro è sublime perché inconsciamente ci trasmette l’idea della morte dell’uomo, attraverso la metafora della morte degli oggetti che ci circondano.

3.

Infine c’è una terza ed ultima interpretazione. Questa mi arriva dalle mie letture balneari (ovvero letture che faccio in bagno) di Freud. I piedi e le scarpe rappresentano per Sigmundo rapporti sessuali e l’amore per le calzature indica in genere difficoltà durante l’orgasmo (insomma, diffidate dalle collezioniste di scarpe, non sanno godere). Nel quadro c’è un elemento particolare: le scarpe sono consumate. Il marrone, la forma, l’origine plebea non possono non indurre inconsciamente a credere che i piedi che l’han calzata puzzino. E sempre secondo il buon Sigmundo il feticismo (quello per i piedi in particolare) ha origine olfattiva.

Insomma, queste scarpe sono terribilmente sexy, perché presentano una commistione di due diversi stimoli sessuali: scarpe chiaramente usate richiamano l’idea di un orgasmo soddisfacente e completo, e l’abilità dell’artista richiama nella mente anche un certo sapore profumato che risveglia nel maschio un feticismo latente di cui forse non verrà mai a conoscenza.

Mio Dio, che bel quadro.

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9 Risposte

  1. 4. Tendo a leggerlo come un autoritratto di Vincent, tipo: guardatemi, sono uno come tanti, sono uno che ha camminato, non mi sono sottratto alle difficoltà, mi sono sporcato, mi sono sfiancato, ma ci ho provato e in qualche modo, nonostante la durezza delle prove e nonostante le debolezze, nonostante tutto, resisto.

    2.1 Non sono un paio, sono diseguali e sembrano spaiate, tutte e due sinistre: una potrebbe essere sua, l’altra di suo fratello Theo, come ne “I due pioppi” (non lo dico io, lo ha detto Derrida).

    • Sono stupito. Non ricordavo affatto (o non l’ho mai saputo?) Due scarpe sinistre!

      Considero questo tuo commento un regalo che mi hai fatto. Oggi sarò contento!

      Queste interpretazioni sono molto affascinanti.
      Disegnare scarpe per rappresentare le battaglie quotidiane vissute con esse ai piedi. Molto molto poetico.
      Volendo insistere con le tre visioni riconosciute da me, sistemerei la 4. tra le visioni marxiste, l’arte come rappresentazione della realtà (in questo caso le scarpe consumate come rappresentazione della vita combattuta dell’autore). Tuttto sommato però è stupido voler inquadrare così schematicamente le cose.
      A volte ci sono situazioni per le quali nessuna delle nostre etichette va bene.
      Ad esempio nel caso di questo quadro.

      Grazie per il commento e buona giornata!

  2. Non è stupido, è umano. E poi se la sistemi tra le visioni marxiste è pure bello.

    Mi fa molto piacere che tu l’abbia accolto come un regalo anche se non era confezionato con carta colorata e nastri. Questo fa contenta anche me.

    Grazie a te e stai bene.

  3. anche mio zio che rutta è sublime?
    meno male che stiamo tutti bene, ci va poco cacchio! (magari)

    • Non saprei, palot… mh scusa, palnove. Provi angoscia quando tuo zio rutta? Il tuo animo trema di fronte alla sua maestosità e senti brividi gelati quando il suo caldo alone ti raggiunge?

      Se sì… allora è SUBLIME.

  4. I miei occhi vedono solo un paio di scarpe vecchie, consumate e magari passate per generazioni in vari piedi. Di scarpe così la povertà ne è una mostra permanente. Perciò quello che provo è un senso di miseria, sofferenza e di ineluttabile destino avverso, quasi un rassegnarsi alla fatalità
    Sono povero, resterò povero e queste sono le mie cose.
    Ciao ippaso.
    .

  5. Anche Heidegger usa proprio questo quadro per spiegare meglio la sua teoria del rapporto tra uomo-azione-mezzi. L’essenza del mezzo (qui, le scarpe) andrebbe oltre la sola utilizzabilità, ma, dice Heidegger ,nella loro “fidatezza” in virtù della quale «la contadina confida, attraverso il mezzo, nel tacito richiamo della terra; in virtù della fidatezza del mezzo essa è certa del suo mondo». (Sì Heidegger non è mica tanto chiaro, ma…)

    Ciò che vuol dire, a mio parere, è proprio che nel momento del loro non-utilizzo queste scarpe portano l’essenza del rapporto che c’è tra umano e mezzo, un rapporto che va oltre l’uso, che lascia nell’umanità nel mezzo e delle tracce del mezzo nella vita umana.
    (Heidegger riteneva tra l’altro che l’uomo diventasse in qualche modo dipendente dal mezzo in quanto questo permetteva l’azione più ancora delle capacità umane nel compierla, creando un circolo vizioso tra produttore e prodotto per produrre).

    A me personalmente poi sembra una revisitazione della natura morta: nulla è vivente nel quadro, esattamente come i classici quadri che ritraevano frutta e selvaggina, ma le scarpe sono “vissute”, parlano di una vita che non è presente ma indubbiamente vi è stata (come se avesse lasciato un impronta: impronta/scarpe, mmm…), ed anzi, propone una nuova natura che non è naturale, ma quotidiana, e una nuova bellezza che non è bella, ma è Vita.

  6. born with crabby genes hai colto nel segno. la mia interpretazione #2 parte proprio da Heidegger.

    su google-immagini potete vedere altri quadri in cui Van Gogh ha raffigurato un semplicissimo paio di scarpe. Un tema ricorrente. Comunque hai ragione, anche io percepisco molto la sensazione di una vita assente ma in passato certamente vissuta.

    Oso quasi dire, non tiratemi pesci in faccia però, che le scarpe di Van Gogh sono anche più evocative dei girasoli…

    @ speradisole:
    anche io ho avuto sensazioni simili alle tue, ma non ero mai stato in grado di trasformarle in parole finché non ho letto cosa ne pensavano gli altri (Heidegger incluso) di quest’opera.

  7. oppure, segretamente van gogh era un fan di sex and the city.

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