Twinkieeeeeees!

In Cina alla fine degli anni ’80 i giovani scesero in Piazza Tienammen contro il sistema comunista cinese. Chiedevano una svolta liberista: qualcuno riassunse, non senza suscitare polemiche, che i giovani reclamavano la libertà di bere Coca Cola.

Ora in America accade qualcosa di tanto simile e opposto da sembrare riflesso in uno specchio. I giovani chiedono una svolta anti-neo-liberista e si mobilitano per chiedere la nazionalizzazione dell’industria dei Twinkies.

Le società liberiste si stufano degli squali della finanza proprio come le società socialiste di stufano degli immobili (e immobilizzanti) notabili di partito. Ora, io trovo insopportabile il bisogno di Coca Cola e di Twinkies e dell’altra spazzatura commerciale che il capitalismo ci propina, e spero che verrà abbattuto a spallate di cultura e felicità (bah), ma nel frattempo resta fermo il diritto individuale di comportarsi in questo modo:

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εγώ, Epicuro

Epicuro credeva che l’Atarassia fosse la via per raggiungere il piacere (Cit. “non alludiamo ai piaceri dei dissoluti o a quelli dell’ebbrezza, …, ma al non aver dolore nel corpo né turbamento dell’anima”). Partendo da una accurata e oggettiva conoscenza del mondo, e soprattutto dallo studio delle scienze naturali, egli mira alla semplice eliminazione di tutti i possibili turbamenti. L’uomo epicureo deve limitarsi a provvedere ai propri bisogni naturali (mangiare, dormire), a soddisfare qualunque eventuale desiderio umano non necessario (chenneso, far sesso, mangiare bene e con abbondanza, bere vino), e ad allontanare i desideri vani (potere, ricchezza, …). Non c’è morale che tenga (se gli dei esistono, sono in una condizione di beatitudine e non si curano delle vicende umane e del nostro comportamento: noi siamo totalmente liberi di vivere come vogliamo!), e non c’è paura a frenarci (i dolori non sono che passeggeri, e il timore per la morte è assolutamente infondato, dal momento che non la possiamo provare – quando lei è arrivata noi non ci siamo più).
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I libri di Ottobre e Novembre

Ecco i libri di Ottobre/Novembre, se non ne salto qualcuno (ahimé la selezione di questi due mesi ha delle note negative sulle quali taccerò – per ora). Sembra che io abbia letto un sacco, ma considerate che alcuni sono “corti” e che quello di O’ Brien non l’ho manco finito:

  • Ragazzi di vita, PPPasolini
  • Una pinta di inchiostro irlandese, Flann ‘O Brien
  • Indignatevi!, Sthéfane Hessel
  • Beethoven era per un sedicesimo nero, Nadine Gordimer
  • Fleurs, Rimbaud
  • Il Megafono Spento, cronache da un mondo troppo rumoroso, Saunders
  • La Nausea, Sartre
  • Liberismo e Liberalismo (testi vari), Croce e Einaudi

Ora sto leggendo “La Rivoluzione Liberale” di Gobetti. Bello, in questo libro arde tutto il fuoco e la passione di un vent’enne qual era Gobetti… eppure pare scritto da qualcuno saggissimo e quindi vecchissimo. Proseguirò coi libri – solo quelli che mi interessano – che escono con SETTE il giovedì (settimanale del Corriere della Sera). Stanno uscendo anche altri libri, con l’Espresso, ma son decisamente meno interessanti.

Infine un bell’articolo di Cecilia Zecchinelli (sempre sul CDS) mi ha fatto venire voglia di informarmi su “Quartetto”, di un certo Laurence Durrell.

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Panta scarpe

Non fatevi ingannare dal titolo: Non sto pubblicizzando un nuovo abbigliamento moda primavera 2011. Panta non sta per pantalone!

Panta rei os potamòs

Ovvero tutto scorre come un fiume, è il motto della filosofia di Eraclito. Tutto passa, niente è mai uguale a se stesso, io non sono la stessa persona che ha iniziato questo post e ogni lettera che state leggendo è stata compitata da una mano diversa. Ma vabbè, in realtà non volevo sproloquiare di filosofia, volevo solo pubblicare le foto delle mie fedelissime scarpe da corsa che stan per andare in pensione e trasformarsi in scarpe da scampagnate e pic nic primaverili.

Fate partire questo video youtube per avere il giusto sottofondo musicale. E’ la stessa canzone che sto sentendo io mentre scrivo.

E ora ecco le mie scarpe:

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Uomini e no.

Uomini e no, di Elio Vittorini. Siamo al tempo della Resistenza e i protagonisti sono dei partigiani milanesi. Enne2 e Berta sono innamorati (amore impossibile: Berta è sposata). Queste son le cose che Selva dice al triste Enne2 a proposito della felicità, spiegandogli come mai lei desideri che Berta molli il marito per scegliere finalmente lui:

Non possiamo desiderare che un uomo sia felice? Noi lavoriamo perché gli uomini siano felici. Non è per questo che lavoriamo?
Perdio! Bisogna che gli uomini siano felici. Che senso avrebbe il nostro lavoro se gli uomini non potessero essere felici?
Niente al mondo avrebbe un senso. O qualcosa avrebbe lo stesso un senso? Avrebbero un senso i nostri giornaletti clandestini? Avrebbero un senso le nostre cospirazioni? E i nostri che vengono fucilati! Avrebbero un senso? Non avrebbero un senso. Avrebbero un senso le bombe che fabbrichiamo? Niente avrebbe un senso. O avrebbero un senso i nemici che sopprimiamo?
No. No. Bisogna che gli uomini possano esser felici. Ogni cosa ha un senso solo perché gli uomini siano felici. Non è solo per questo che le cose hanno un senso?

Non ci avevo mai pensato. Selva invita Enne2 ad esser felice. Come può un uomo che non sa riconoscere la felicità, e non sa volerla per se stesso, combattere per la felicità degli uomini? Non faccio spoiler, ma dico solo che la storia darà ragione fatalmente a Selva.

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“Se tu fossi al loro posto faresti lo stesso.”

Si parla di politica. Anzi no, del Premier. E si parla di manipolazione mediatica, di corruzione, di incapacità, di egoismo della politica d’oggi. Tu sei molto critico. Poi all’improvviso il solito saccente focozzone tira fuori la solita frase: Se tu fossi al loro posto faresti lo stesso. Tutti faremmo così, che credi?. A questo punto ti cadono le braccia, e reagisci con tutta la tua convinzione: No, cazzo! Non siamo tutti uguali!!!

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The man without a Navel yet lives in me

Il primo Adamo aveva l’ombelico? Perché?

E un uomo clonato avrebbe l’ombelico? O, più praticamente, i mammiferi già clonati in passato ce l’hanno?